South of Tehachapi – Vita quotidiana in California del sud.

SOCAL, Southern California, la California del Sud esiste ed inizia geograficamente a sud di Tehachapi, cittadina situata fra la San Joaquin Valley ed il deserto di Mojave.  Quando si parla della vita quotidiana in questa regione non si puo’ prescindere dal fattore che probabilmente rende il “Socal lifestyle” cosi’ peculiare: il clima. Oggi dopo tre, quattro ore al massimo di pioggia moderata – la prima pioggia da 90 giorni –  a Los Angeles si viveva un’atmosfera da fine del mondo, da città assediata dalle acque. In realtà già nel primo pomeriggio il sole iniziava ad illuminare la città  e nell’atmosfera tersa si stagliavano le montagne di San Gabriel leggermente innevate. Per ora stiamo vivendo in una tarda primavera mediterranea con massime che oscillano fra 17 e 25 gradi e minime che di notte scendono a 8/9 gradi. Un paio di giorni sorprendentemente nebbiosi, un paio leggermente nuvolosi e poi tanto sole e cielo terso dal mattino presto fino agli splendidi tramonti sul Pacifico. E siamo nei mesi considerati peggiori dal punto di vista climatico.

A fare da contraltare alle piacevolezze atmosferiche c’é per gli Angelenos il fattore traffico. Los Angeles é proprietà delle automobili che molto spesso prendono in ostaggio i loro proprietari. Devo pero’ ammettere che personalmente temevo molto peggio. Probabilmente i nostri tragitti quotidiani sono privilegiati e non dobbiamo scontrarci con la famigerata 405, la San Diego freeway, un blocco solido di lamiera al mattino verso sud ed alla sera in direzione nord verso Pasadena e la San Fernando Valley. Il percorso casa-scuola-lavoro – una buona ventina di miglia – richiede al massimo un’ora. Lo stile di guida locale é veloce, aggressivo ma decisamente pragmatico. E poi spesso basta uscire dalle freeways per ritrovarsi sorprendentemente a guidare in una città semivuota.

Viviamo a Santa Monica – la Bay City di Chandler – splendidamente affacciata sul Pacifico all’estremo occidente del continente americano. Santa Monica é abitata da un mix di famiglie a medio ed alto reddito, celebrità, scrittori e sceneggiatori, musicisti,  ex e post-sessantottini ma anche da tanti giovani e tanti personaggi piu’ o meno alternativi, specialmente nella parte a sud di Colorado Avenue verso Venice Beach. E’ una delle città piu’ avanzate dal punto di vista delle poliiche sociali ed ambientali degli Stati Uniti – negli anni 70 in seguito ad una legge sugli affitti simile all’equo canone italiano fu soprannominata “the People’s Republic of Santa Monica”. L’unica strada pedonale della contea di Los Angeles é la Third Street Promenade in cui é vietato fumare persino all’aperto ed anche gli “homeless” sembrano integrati nella vita della comunità e chiaccherano amabilmente con i residenti. L’offerta gastronomica é varia e di altissimo livello – del rinomato “Farmers Market” ho già parlato in un precedente post – sia a livello di negozi che di ristoranti. Per pane e pasta si va al “Bay City Italian Deli” mentre pesce e frutti di mare freschissimi si trovano al “Santa Monica Fish market” che oltre ad essere uno splendido negozio offre anche aperitivi con ostriche, gamberi e Chardonnay californiano.  Quanto ai ristoranti – argomento sul quale ho intenzione di ritornare – segnalo il due stelle “Chez Melisse” (non ancora provato) oltre al mio preferito il “Rustic Canyon”.

Non riesco proprio a farmi piacere lo sport americano, tant’é che sto iniziando a visitare con una certa frequenza il sito dei Los Angeles Galaxy di Donovan, Keane e Beckham ed a consultare febbrilmente il calendario del campionato di soccer che inizierà a Marzo. Ho visto per ora una partita di basket universitario – il derby in cui UCLA ha massacrato USC – ed una partita dei Kings (hockey su ghiaccio). In entrambi i casi mi ha sorpreso ed annoiato la mancanza di ritmo ed il poco interesse per il lato sportivo dell’evento. Interruzioni, pubblicità, cheerleaders, nani e ballerine entrano in campo con una frequenza assurda e distraggono – se mai ce ne fosse bisogno – una folla dedita al consumo incessante delle schifezze piu’ incredibili. Provero’ ancora con una partita della NBA, con il baseball che in America ha una dimensione letteraria (De Lillo, Roth, Auster, ecc.) che mi ha sempre attirato ed altrimenti lascero’ che il richiamo del calcio vero mi porti verso sud a Carson, all’ Home Depot Stadium.

Infine due parole sulla nostra personale esperienza con il sistema sanitario americano che abbiamo avuto modo di conoscere – nostro malgrado – in modo abbastanza approfondito a causa della frattura del gomito che si é procurata V – 9 anni – mentre giocava a scuola. Intanto grandi sorrisi ed estrema gentilezza quando informavamo le segretarie all’accettazione, infermiere e medici che eravamo disponibili a pagare cash e subito e che saremmo poi stati rimborsati dalla nostra (generosa) assicurazione europea. E proprio questa nostra appetibilità come pazienti – o sarebbe piu’ appropriato dire come prede? – che temiamo abbia portato V sull’orlo di un’operazione giudicata come assolutamente non necessaria da almeno 6 diversi medici europei che abbiamo contattato un venerdi’ notte – sabato per loro –  e che ancora ringraziamo di cuore per la loro sollecitudine ed amicizia. Altrimenti avremmo dovuto presentarci all’ospedale alle 7 del mattino con un assegno di 7mila dollari…giusto per cominciare come é stato  sottolineato con classe dal chirurgo incaricato dell’operazione.

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